Le 11 cose da non dire se vuoi essere un buon capo immagine-preview

Giu 4, 2019

Le 11 cose da non dire se vuoi essere un buon capo

Barbara Davidson ha realizzato per Hedway Capital un'infografica sui comportamenti da evitare se sei un leader: raccogliendo informazioni da varie ricerche appare evidente che l'approccio migliore è quello del coach

Comandare sembra facile, ma non lo è. Soprattutto se lo si fa per lavoro e non per capriccio. È quello che capita ogni giorno a manager e leader che devono costantemente monitorare e indirizzare l’attività  di un gruppo perché risponda nel migliore dei modi agli stimoli e, soprattutto, perché porti a casa i risultati prefissati. In un’infografica per Headway Capital, Barbara Davidson, attingendo da varie ricerche e articoli, mette in fila 11 cose che i capi non devono mai dire ai loro sottoposti, se sperano di ottenere dei risultati dal loro lavoro. Il principio di fondo che viene fuori dalle diverse ricerche che hanno ispirato questo resoconto è che i capi migliori sono quelli che usano un approccio istruttivo, facendo domande e facendo critiche costruttive sull’operato dei dipendenti.

1. Frasi dittatoriali e minacce

Il primo dato da mettere in risalto è che secondo la Seattle University il cosiddetto “coaching style” aumenta del 12 per cento la partecipazione dei dipendenti e del 13 per cento la loro produttività. I risultati positivi in generale di questo metodo coinvolgono l’80 per cento dei lavoratori. La prima cosa da non fare per vanificare questi effetti è fare affermazioni dittatoriali o addirittura minacce: meglio fare delle domande che incitino il dipendente a trovare in maniera autonoma una soluzione in una situazione complicata.

2. Apprezzamenti generici

Anche se apparentemente potrebbe sembrare una cosa positiva, fare dei complimenti generici e vaghi sul lavoro di una persona potrebbe non servire a motivarla. Molto meglio concentrarsi sulle specifiche mansioni che sta svolgendo quel dipendente in quel momento e magari chiedere informazioni dettagliate su un particolare compito che gli o le è stato assegnato. In questo modo risulterà più evidente l’attenzione del capo nei suoi confronti.

3. Lamentele sui clienti

Quando si dice che il cliente ha sempre ragione probabilmente si intende proprio questo: è davvero consigliabile evitare di lamentarsi dei clienti, soprattutto davanti ai propri dipendenti, dato che dalle difficoltà che si incontrano nel gestire il servizio al pubblico si può imparare come migliorarsi.

4. Valutare complessivamente il lavoro

Da una ricerca di Strategy& del 2008 emerge che il 60 per cento dei dipendenti vorrebbe ricevere ogni giorno feedback sulla sua attività. E questo feedback non può essere sul suo lavoro nel complesso. Se un complimento deve essere fatto è opportuno circostanziarlo a una specifica mansione chiedendo anche al dipendente in quale aspetto vorrebbe migliorarsi.

5. Sminuire le proposte

Anche se un dipendente fa una proposta che non può essere accettata o che è superata, la reazione del capo non può essere «Non farmi perdere tempo». In questo modo si ammazza la motivazione. L’approccio migliore è smepre quello di far capire che la soluzione avanzata non può essere percorribile e quindi invitare a trovare delle alternative.

6. Linguaggio accusatorio

A volte basta poco per trasformare una frase da un’accusa in una richiesta su come si può migliorare un determinato atteggiamento. Il risultato è lo stesso, ma non si dà l’impressione di fare un rimprovero.

7. Negarsi ai colloqui con i dipendenti

Trovare del tempo per parlare con i dipendenti è fondamentale. Li aiuta a sentirsi valorizzati e li incoraggia a crescere. Bisogna sempre cercare di accontentare le loro richieste di colloqui, magari programmando i tempi in base agli altri impegni.

8. Sottovalutare le preoccupazioni dei dipendenti

Se un membro del gruppo fa notare al suo capo una sua preoccupazione o un suo pensiero è dovere del capo tenerlo in considerazione. Assolutamente sbagliato derubricare i suoi appunti a cosa di poco conto, dato che vengono da un suo sottoposto. Oltre a fiaccare lo spirito critico del dipendente si rischia di non vedere qualcosa di molto importante che qualcuno può aver notato.

9. Non agevolare gli interventi

Quando si presenta un piano o un progetto di solito si conclude con frasi del tipo: «È tutto chiaro?». Domande del genere difficilmente suscitano un dibattito e incitano le persone a parlare. Molto meglio invitare direttamente i dipendenti a dare una spiegazione del piano o del percorso da seguire così da verificare che tutto sia allineato.

10. Non accettare i fallimenti

Presentare i fallimenti come qualcosa da evitare a tutti i costi porta inevitabilmente ad atteggiamenti troppo prudenti: i lavoratori non sperimentano nuovi mezzi per paura di sbagliare. Bisogna invece incitare tutti a trovare sempre un piano B nel caso in cui l’iniziativa presa non vada a buon fine.

11. Essere insensibili ai problemi personali

Dire «Lascia i problemi personali a casa», non solo è brutale e spesso impossibile umanamente, ma a volte rischia di essere controproducente dato che si dà l’impressione di essere completamente indifferenti alla vita dei dipendenti. Quando si notano delle difficoltà, un capo che si preoccupa davvero per i suoi dipendenti ha il dovere di chiedere cosa c’è che non va.

Le soluzioni

Ovviamente sbagliare è umano. E potrà capitare di commettere uno o più di questi errori. In quei casi la prima cosa da fare è valutare se la frase fuori luogo sta avendo delle conseguenze negative importanti sul gruppo di lavoro. Se si notano delle ripercussioni si può valutare di affrontare la questione, altrimenti meglio lasciar correre. Se l’errore commesso è grave, bisogna riconoscerlo così da ottendere fiducia e credibilità. Solo a quel punto di potrà continuare con il proprio lavoro e andare avanti, certi di aver risolto un’incomprensione causa di probabili problemi futuri.

 

 

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