Chi influisce nelle nostre scelte lavorative? Ce lo svela una ricerca di LinkedIn - Smart Working immagine-preview

Giu 7, 2019

Chi influisce nelle nostre scelte lavorative? Ce lo svela una ricerca di LinkedIn

Un recente studio commissionato da LinkedIn esamina quali sono le figure chiave che hanno maggiormente influito sulle nostre scelte iniziali di carriera. In pole position famiglia e insegnanti

Ciascuno di noi ha un proprio punto di riferimento nella vita personale. Ma chi ha influito nella nostre scelte iniziali di carriera? Quali sono le figure chiave che hanno influito, e influiscono tutt’ora, sulle scelte lavorative dei professionisti italiani?

A svelarcelo è uno studio realizzato dalla società CensusWide per conto di LinkedIn che ha coinvolto oltre 2.000 lavoratori italiani, part-time e a tempo pieno, di diverse fasce d’età e provenienza geografica. La famiglia, gli insegnanti e i professionisti del work placement sono le persone che maggiormente influenzano le scelte iniziali della nostra carriera lavorativa.

La ricerca LinkedIn

Tra i principali dati della ricerca, emerge che, in merito alla scelta della tipologia di lavoro e di carriera da intraprendere, circa il 50% degli intervistati hanno svelato che sono diverse le tipologie di figure nei vari ambiti della vita personale: il 13% ha indicato i propri insegnanti durante la scuola, l’11% un career advisor o un professionista deputato al work placement dopo il periodo degli studi, il 10,5% il recruiter/HR con il quale i professionisti italiani hanno sostenuto un primo colloquio, l’8% ha attribuito le proprie preferenze ai professori universitari, con il restante 7,5% legato a diverse tipologie di figure significative, come un politico, un business leader o, addirittura, un attore/attrice particolarmente carismatico/a.

 

La famiglia e il lavoro

Sempre dallo studio è emerso che di quel 50% di professionisti che ha indicato molteplici figure chiave nella scelta del proprio lavoro, i suggerimenti ricevuti in famiglia (genitori, nonni, zii, fratelli sorelle e cugini) sono quelli che hanno maggiormente influenzato le scelte dei professionisti italiani con il 59,5% delle risposte; andando nello specifico di questo dato, entrambi i genitori (indistintamente tra madre e padre) risultano come gli elementi familiari più influenti, con il 34,6% delle preferenze, e in particolare il padre, con il 20,5% delle risposte, è il genitore che risulta più influente, mentre alla madre resta solo il 4,7% delle risposte. A seguire, con un netto distacco, vi sono gli amici, che influenzano le scelte dei professionisti italiani in merito al percorso di carriera da intraprendere per il 16,1% degli intervistati, poi le figure professionali incontrate durante le primissime esperienze di lavoro (capi, colleghi e soci di lavoro) con l’11,7% delle risposte, con un restante 5% che attribuisce solo a se stessi le proprie scelte professionali, e il 7,7% di risposte attribuito a fattori generici e non imputabili a nessuna delle principali categorie (es. conoscenti, consulenti, psicologi etc.).

In una fase avanzata sono influenzati dal capo

Cosa succede negli anni successivi alla scelta lavorativa? Lo scenario varia a seconda delle scelte intraprese dai professionisti italiani per il proseguimento del proprio percorso di carriere:  i lavoratori italiani indentificano in se stessi (o in alcuni casi nessuna figura in particolare oltre se stessi) la risorsa fondamentale in termini di crescita professionale, con il 35% delle risposte, a dimostrazione che, con il procedere degli anni, i lavoratori italiani tendono a sentirsi più maturi e self confident rispetto alle proprie capacità di avere successo nel lavoro; a seguire, il 19,5% degli intervistati ha, invece, identificato il primo capo o un superiore nella precedente esperienza professionale; il 18,5% ha indicato l’attuale superiore o manager di linea; il 13,5% degli intervistati si sono dimostrati ancora legati ai professori dei tempi della scuola o dell’università, o un formatore generico, come figure che continuano ad avere influenza anche sugli anni successivi nelle proprie esperienze professionali; il 5,5% ha indicato un/a collega; il 2,5% un business leader e un residuo 1,5% ha addirittura indicato i propri sottoposti in ufficio. In questa speciale classifica, gli “indecisi”, ovvero coloro che hanno indicato più tipologie di risposta, totalizzano il 4% delle risposte.

Le figure chiave nella vita lavorativa di ogni giorno

Relativamente all’ambiente lavorativo, i professionisti italiani individuano principalmente tre tipologie di persone come maggiormente influenti sulle scelte intraprese:

Competitor: inteso come il collega che generalmente ci pone delle sfide da affrontare durante le attività di lavoro

Cheerleader: quel/la collega particolarmente brillante e sotto la luce dei riflettori, per attitudine e/o risultati professionali

Work bestie: ovvero l’amico/a del cuore sul posto di lavoro, quella persona in ufficio più solidale, con la quale ci confrontiamo nei momenti di difficoltà, festeggiamo insieme i successi lavorativi, e con il/la quale può capitare di uscire per un caffè o un aperitivo.

 

Competitor

Per quanto riguarda i competitor sul posto di lavoro, uno schiacciante 62,1% ha comunque affermato di non percepire la presenza di un reale competitor, a dimostrazione di un elevato senso di sicurezza e autostima da parte dei professionisti italiani. Invece, per il restante 37,9%, il 18,4% degli intervistati affermano di sentirsi in competizione con più di una persona sul lavoro. Tra le risposte emerge sicuramente una differenza di percezione tra i lavoratori più junior (24 anni o meno) e i senior. Con il crescere dell’età diminuisce la sensazione di competizione in ufficio (solo il 46,5% dei lavoratori più giovani ha risposto di non percepire negativamente la presenza di un competitor, contro il 70,1% degli over 55).

Ma che tipo di influenza comporta il competitor in ufficio? Secondo i lavoratori italiani, la competizione sul posto del lavoro impatta positivamente sulla crescita professionale (38,5%), elemento che dimostra che per i nostri professionisti questo tipo di figura non è assolutamente negativa ma uno stimolo per migliorarsi. Al contrario, il 24,2% degli intervistati pensano che questa competizione abbia invece un’influenza negativa sulla performance lavorative generali e, di conseguenza, sulla crescita professionale.

 

Cheerleader

Si passa poi alla figura della cheerleader, ovvero quel/la collega particolarmente brillante e sotto la luce dei riflettori, per attitudine e/o risultati professionali. Relativamente a questo tipo di figura il 56,3% dei lavoratori italiani afferma che queste persone non sempre risultano impattanti sul successo lavorativo, contro il 38,1% che invece ammettono una influenza determinante per la propria crescita professionale. Comprensibilmente, dovendo scegliere tra il competitor e la cheerleader come figure motivanti, il 70,8% dei rispondenti al questionario afferma di preferire una figura di cheerleader che influenzi con energia positiva l’ambiente professionale. Solo l’11,1% preferirebbe la presenza di un competitor.

 

Work bestie

Un’altra figura chiave all’interno dell’ambiente di lavoro, che emerge dalla ricerca LinkedIn, è sicuramente il/la collega del cuore (work “bestie”), ovvero quella persona in ufficio più solidale, con la quale ci confrontiamo nei momenti di difficoltà e festeggiamo insieme i successi lavorativi. Relativamente a questo tipo di figura la ricerca si è concentrata anche sugli aspetti intrinsecamente relazional. Il 32,3% degli intervistati afferma di estendere i propri rapporti al di fuori dell’ambiente lavorativo, per il 20,6% il rapporto si limita alle ore di ufficio, mentre il 44% dei lavoratori italiani non riesce ad identificare in maniera precisa un/a reale collega preferito/a.

Comprensibilmente, il work bestie ha una influenza positiva per la propria vita lavorativa: per esempio, il 48% degli intervistati affermano che un’amicizia sul posto di lavora aiuta a gestire meglio lo stress; il 47,7% dei rispondenti sostengono che la presenza di questa figura li aiuti ad affrontare meglio gli impegni della giornata di lavoro; per il 41% l’amico in ufficio aiuta a sentirsi più sicuri di sé stessi; il 36% afferma che un migliore amico in ufficio possa contribuire al successo e alla crescita professionale; il 30,6%, infine, ritiene che una delle motivazioni per cui non vedono l’ora di andare al lavoro è legata proprio alla possibilità di poter incontrare il/la proprio/a amico/a di lavoro.

“La nostra ultima ricerca fa emergere diversi dati interessi in relazione alle scelte professionali, sia all’inizio che in una fase più avanzata della nostra carriera. Risulta evidente che, per i lavoratori italiani, l’influenza dei familiari sia preponderante all’inizio del percorso professionale, mentre man mano nel tempo emergono figure sempre più legate all’ambiente lavorativo. In questo contesto, che può essere al contempo l’ambito dell’azienda, così come i contesti lavorativi extra ufficio, e le piattaforme di lavoro online, i professionisti del nostro paese dimostrano chiaramente come qualsiasi tipo di personaggio legato al lavoro possa risultare determinante e utile nel nostro percorso di crescita. Come LinkedIn, pensiamo che tutte le figure siano fondamentali per la nostra formazione professionale, perché tutte fanno parte della comunità di persone con le quali ci confrontiamo, collaboriamo e dialoghiamo ogni giorno; e la nostra rete di contatti rappresenta, insieme alla formazione e all’esperienza, uno degli elementi chiave che può portarci al successo nel tempo.” Ha commentato Marcello Albergoni, Country Manager di LinkedIn Italia.

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