I consigli di 6 imprenditori per imparare dai fallimenti
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Ultimo aggiornamento il 16 agosto 2019 alle 8:14

I consigli di 6 imprenditori di successo per imparare dai fallimenti

Il magazine Money ha raccolto le esperienze di 6 manager che hanno appreso molto dalle loro sconfitte e hanno saputo trasformarle in qualcosa di positivo per i loro business

La lezione che viene dal fallimento è un concetto che da tempo viene ripreso da esperti di educazione, psicologia, sociologia del lavoro. Se a dirlo, però, sono persone che di mestiere fanno gli imprenditori, l’idea che le sconfitte possano fare addirittura bene diventa più credibile. Il magazine online Money si è fatto raccontare da 6 manager della rete di The Oracles cosa significa per loro il fallimento e ha messo insieme le loro esperienze per dare un insegnamento per tutti, soprattutto a chi si appresta ad avviare un’attività.

Amare ciò che si fa

Roland Frasier, ad esempio, sintetizza ciò che ha imparato dalla sua sconfitta in un proposito per il futuro: scegliere sempre un lavoro che ti piace. Quando se ne ha la possibilità, ovviamente. È evidente che non sempre si è così fortunati da trovare il lavoro dei nostri sogni, ma deve essere chiaro a tutti che un guadagno maggiore quasi mai compensa in termini di soddisfazione lavorativa: se si sceglie un business invece che un altro solo per la componente “soldi” la delusione è dietro l’angolo. Se non ti piace ciò che fai non ci metterai l’impegno necessario ad avere successo. Quando le cose non vanno bene bisogna quindi avere la lucidità necessaria per accorsene subito. Infine, Frasier dà un consiglio molto diretto a partire dalla sua esperienza: non perdere tempo in preparativi per il tuo business, ma ricerca subito il profitto parlando direttamente con un’offerta chiara a chi può comprare il tuo prodotto.

Essere ostinati

Marla Beck ha imparato ad essere ostinata. Nei primi 6 mesi di vita, la sua azienda Bluemercury perse praticamente tutti i soldi. Questo non bastò a farla arrendere: spostò la vendita dall’online agli store. Oggi i punti vendita sono 200 in tutti gli Stati Uniti. Certamente, dice, bisogna essere coraggiosi e cocciuti perché può capitare di essere messi al tappeto da alcune situazioni.

© Adrian Howard/Flickr

Fissare degli obiettivi

Andres Pira, invece, sottolinea l’importanza di fissare degli obiettivi. Quando ha messo su la sua agenzia immobiliare era molto sicuro di sè, ma in poco tempo le spese hanno superato le entrate, fino a che è arrivato il fallimento. Uno dei suoi errori fu quello di scegliersi un ufficio in una zona isolata e difficilmente raggiungibile dai clienti. In più, smise di darsi delle mete da raggiungere. Nella sua analisi guardare troppo alle reazioni esterne non concentrandosi sulla propria confidenza porta a perdere il controllo del business e crea solo stress e ansia.

Non far comandare gli investitori

Dopo un grande successo ottenuto con la sua attività, Brandon Dawson era riuscito a raccogliere investimenti per 35 milioni di dollari in private equity e aveva assunto 350 persone. Tutto sembrava andare a gonfie vele fino a quando il gruppo che aveva investito nella sua attività decise di vendere l’intera azienda e di sostituirlo con un altro CEO visto che lui era contrario alla vendita. Gli fu quindi chiaro che non si sarebbe più affidato a capitali altrui perché non voleva che gli altri decidessero della sua vita.

Non tutte le idee buone sono vincenti

Michel Falcon ha imparato a sue spese che non sempre quella che sembra un’idea grandiosa trova il favore del mercato. Gli è successo con il software che aveva creato per il mondo immobiliare. L’insegnamento più grande che ha tratto dalla sua esperienza si riferisce all’elaborazione del fallimento: la sua regola è darsi tre giorni per comprendere i propri errori e far passare lo scoraggiamento per poter fare un’analisi lucida della situazione.

Usare i fallimenti come feedback

La storia di Josh Harris è quella di un imprenditore che vendeva tecnologia e formazione ai proprietari di agenzie. Pensava che i suoi contenuti si vendessero da soli, ma non aveva capito all’inizio che non tutti avrebbero avuto gli stessi risultati usando gli strumenti che lui forniva. Ha quindi compreso che tutto va calibrato sui bisogni dei clienti e che dove qualcosa non funziona c’è qualcosa da cambiare.

 

 

 

 

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