Fase 2 | Smart Working, Garante Privacy: "Diritto alla disconnessione"

Ultimo aggiornamento il 13 maggio 2020 alle 12:17

Fase 2 | Smart Working, Garante Privacy: “Diritto alla disconnessione”

"Si rischia di vanificare la necessaria distinzione tra spazi di vita privata e attività lavorativa, annullando così alcune tra le più antiche conquiste raggiunte per il lavoro tradizionale"

In un mondo che, per ripartire dallo stop per la pandemia di Covid-19, deve rallentare, cercando di spostare meno gente possibile per evitare assembramenti e mezzi pubblici pieni, lo smart working sembra essere la soluzione più logica, quella sulla quale puntare. I privati si sono adeguati con tempestività, la pubblica amministrazione sta invece rivelando qualche problema in più. Ma adesso bisogna anche iniziare a normare questa nuova modalità di lavoro a distanza. Perché c’è il rischio che venga sfruttata dai datori di lavoro per fare lavorare i propri dipendenti più a lungo e più assiduamente, con un controllo sulla loro produttività e sul loro operato che non era possibile in ufficio. Per questo il Garante della Privacy oggi ha avvertito il legislatore che occorrono paletti…

Cosa ha detto il Garante

Secondo il Garante della Privacy, Antonello Soro, in audizione davanti alla commissione Lavoro del Senato, in tema di smart working, “va assicurato – in modo più netto di quanto già previsto – quel diritto alla disconnessione, senza cui si rischia di vanificare la necessaria distinzione tra spazi di vita privata e attività lavorativa, annullando così alcune tra le più antiche conquiste raggiunte per il lavoro tradizionale”.

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Twitter: ora da noi smart working per sempre

Intanto, le multinazionali del Web sembrano le prime ad avere intuito le potenzialità dello smart working. Forse anche in termini di “sfruttamento” dei dipendenti. E se Facebook e Google hanno annunciato che inizieranno a riaprire i propri uffici entro l’estate, consentendo comunque ai singoli lavoratori decidere dove lavorare e per quanto protrarre il tele lavoro, Twitter ha già fatto sapere che istituirà come regola lo smart working, anche se dovrebbe essere comunque su base volontaria.

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“Gli ultimi mesi hanno dimostrato” che il lavoro da casa “può funzionare. Se i nostri dipendenti sono in un ruolo e in una situazione che consente loro di lavorare da casa e se vogliono continuare a farlo per sempre lo renderemo possibile”, afferma Twitter sul suo blog. “Aprire gli uffici sarà una nostra decisione, quando e se i nostri dipendenti vogliono rientrare sarà loro”, mette in evidenza la società che cinguetta.

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