Ultimo aggiornamento il 2 Novembre 2020 alle 5:46
Equilibrio lavoro – vita privata, in Italia è un lusso. Soddisfatto solo uno su tre
Una ricerca pubblicata da BVA Doxa per il servizio di consulenza Mindwork, ha svelato i bisogni, le mancanze e i desiderata dei dipendenti delle aziende italiane
Quasi un lavoratore italiano su due – il 40% -, non è soddisfatto del proprio mestiere. Il dato è il principale risultato che emerge dalla ricerca BVA Doxa per Mindwork, società italiana per la consulenza psicologica online in ambito aziendale. Una condizione di malcontento sul lavoro, che va a impattare negativamente sul benessere psicologico delle persone.
Per tre lavoratori su quattro, il lavoro significa anche ansia e stress. In particolare, i sentimenti più citati sono incertezza e preoccupazione, citati da poco meno della metà dei casi analizzati dalla ricerca. Una diffusione analoga su tutto il territorio italiano e per tutti i livelli socio-demografici. Stress, che aumenta al crescere del numero di straordinari. Il maggiore tasso di incidenza di sensazioni negative si registra tra chi riporta un benessere lavorativo medio-basso. Si tratta di disturbi legati a stati di tensione quali irritabilità, inquietudine, irrequietezza o ansia, che colpiscono almeno una volta al mese circa un lavoratore su quattro.
Risulta ancora più difficile bilanciare la vita lavorativa con quella personale. Il lockdown ha contribuito ad aumentare le sensazioni di ansia e disagio e a diffondere patologie come l’insonnia. Oltre alla condizione, per molti nuova, di dover riuscire a scindere il lavoro dalla vita privata, restando chiusi in casa.
“I dati di BVA Doxa ci mettono di fronte a una evidenza unica: l’emergenza da Covid-19, oltre che sanitaria ed economica, è umana“. Ad affermarlo è Luca Mazzucchelli, Direttore Scientifico di Mindwork, che aggiunge: “Se le aziende non iniziano a porre attenzione al benessere psicologico dei propri collaboratori, faranno molta fatica a superare la crisi”. Secondo Mazzuchelli, “oggi più che mai è il capitale umano a fare la differenza e livelli di insoddisfazione così elevati non possono più essere ignorati”.
Ansia e stress non incidono esclusivamente sulla salute dei lavoratori, ma anche sui conti delle aziende. La Commissione Europea ha difatti stimato in 136 miliardi di euro le perdite in produttività a causa dell’assenteismo dal posto di lavoro, derivato da malessere psicologico. Oltre al fatto che il 37% dei lavoratori intervistati dalla ricerca BVA Doxa per Mindwork ha lasciato un lavoro a causa del malessere emotivo legato all’ambiente professionale. Una statistica che vede protagonisti i più giovani, gli under 34, vale a dire potenzialmente le risorse più innovative per le imprese.
L’indagine ha però mostrato come oltre il 60% delle aziende promuove azioni dirette ad aumentare il benessere dei propri dipendenti, puntando soprattutto su flessibilità di orario o sullo smartworking, oltre che sui benefit economici. Poche sono le iniziative specifiche riguardante il benessere psicologico dei singoli. Ciò detto, più del 60% delle imprese sentite si è dichiarata favorevole a progetti simili. Una svolta in tal senso risulterebbe particolarmente importante per migliorare il rapporto fra società e dipendenti, dato anche che il fatto che la metà dei lavoratori non si sente libero di dichiarare il proprio malessere.